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| Il mio racconto del 2° Torneo di Racconti onlinePenso che solo poche di noi possano avere una tale varietà di personalità. Non sto per raccontarvi la storia di donne con disturbi o sdoppiamenti della personalità, siamo ben altro, siamo voi, siamo la vostra quotidianità. Siamo nate così, con molteplici “essere”. La cosa più affascinante è che questi “essere” si sono aggiunti nel tempo e ogni volta che diventavamo anche qualcos’altro era come nascere un’altra volta.
Non posso raccontarvi la storia di tutte, ma per quanto le nostre storie possano assomigliarsi, sono comunque tutte diverse. Altresì detto: per quanto le nostre storie possano essere diverse, si assomigliano comunque tutte. Soluzione rapida e inequivocabile: parlerò di me.
Non so spiegarvi l’origine della mia nascita, so solo che sono scappata e questo atto spontaneo ha poi caratterizzato tutta la mia vita. Con questo allontanamento ho solcato le soglie del reale e dell’immaginario e ciò ha sempre dipeso – e sempre dipenderà – solo da voi.
Allontanandomi ho fatto molto. Allontanandomi ho visto e impregnato di me molti universi. Mi sono cimentata nella psicologia, rovinando l’esistenza di pazienti e di esseri umani non per forza in analisi, che avevano perso il contatto con la realtà per colpa mia, rifugiandosi in onirici locus amaenus o approdando sulle rive infernali delle loro menti. Mi sono poi resa conto che anche lasciandola, la psicologia ormai non avrebbe più potuto fare a meno di me. Potevo andarmene indisturbata, la mia impronta era ormai indelebile.
Ho deciso quindi di dedicarmi un po’ alla società e a chi la vive. Pensai che il miglior modo per farlo fosse quello di diventare reporter per poter così conoscere e nello stesso tempo divulgare le mie conoscenze e scoperte. Ma presto capii che il così detto “segreto professionale” al quale alle volte bisogna attenersi, non era pane per i miei denti dato che, fin troppo spesso, lasciavo trapelare, se non proprio scappare!, informazioni riservate di ogni genere. Capii quindi che, se il giornalismo non faceva per me, il gossip invece sì! Pigiando sul tasto più trash e commerciale dell’esercizio giornalistico, potevo - e dovevo - sparpagliare notizie ai quattro venti. Lanciai il sasso e l’effetto fu immediato. Irrimediabilmente inarrestabile. Un vero e proprio successo.
Capii che anche qui il mio compito era (ormai) terminato. Partii.
Decisi di esplorare il mondo degli addetti al gas e all’acqua. Ammetto che è stato un tantino più difficile del previsto: l’inesperienza e la distrazione, mi hanno portata a causare danni irreparabili, soprattutto quando mi mettevo in testa di giocare a Il piccolo gastecnico. Il fatto è che sono molto sensibile e per questo non sono mai riuscita a negare il mio aiuto a coloro che lo chiedevano per passar a miglior vita. Alla fine il mio compito era molto semplice: uscire dal rubinetto del gas lasciato appositamente aperto e disperdermi il più possibile nell’aria contaminandone l’ossigeno! Il lato delicato del mio compito era capire se il rubinetto era stato lasciato aperto di proposito o per sbaglio! Ben presto questa attività diventò un vero e proprio fenomeno di massa. La violenza e lo splatter attirano sempre molto. Questo mi ha permesso di lasciare tale ingrato compito in mano a centinaia d’altre molecole di gas, nuove, giovani, volenterose lavoratrici. Unico neo: autodidatte come me e altrettanto inesperte. Le catastrofi sono ben lungi dall’esser terminate!
Chiedendomi in quale campo potevo andare ancora a curiosare, decisi di non allontanarmi troppo dalla materia appena lasciata e approdando così nella fisica. Non è stata una scelta felice dato che son servita più da cavia che altro: sono stata misurata, hanno fatto centinaia di calcoli per riuscire a sapere la mia velocità… e non ho mai capito l’utilità di tutto ciò. A me personalmente non ha apportato niente di nuovo, ma evidentemente in ambito scientifico-fisico, sì!
E così, delusa dal trattamento subito, ancora una volta sono partita, decisa a fermarmi solo quando avrei avvistato bellezze mai viste, a costo di andare a sbattere in un miraggio. E in tale miraggio credevo d’essermi imbattuta quando invece ho toccato con mano ferma gli affascinanti lidi dell’architettura. Mi incantavano quei loggiati fatti di archi e colonne, quelle lunghe serie di elementi architettonici simili che si susseguono in prospettiva. Partire da un punto per correre con lo sguardo lungo tutte queste meraviglie; nemmeno a farlo apposta, anche questo è un punto di partenza, un punto di fuga. Questa volta però sono partita senza muovermi, lasciando vagare solo gli occhi. È una specie di illusione ottica che confonde lo sguardo e ti inebria in un “viaggio senza ritorno”. Ho altresì scoperto che gli specchi sono grandi fautori d’illusione ottica: riflettendosi l’uno nell’altro, possono farlo all’infinito senza mai stancarsi, in un continuo gioco di fughe.
La mia storia di viaggi e scoperte potrebbe durare ancora a lungo, ma penso d’aver fornito abbastanza elementi per giustificare un conclusione auto celebrativa. Io sono composti e derivati, sono arte, sono musica, sono economia, sono architettura, sono illusione, sono fisica, sono realtà, sono psicologia, sono quotidianità, sono atto. Sono sempre io: la fuga. E proprio per il significato di ciò che sono, non posso che essere un qualcuno, un qualcosa o uno stato che si allontana sempre e che mai ritorna. E proprio per il significato di ciò che sono non posso che essere un qualcosa o un qualcuno sempre in fuga da sé, da qualcuno o qualcos’altro.( I racconti delle varie edizioni raccolti in un solo topic.) |